Il ciuccio va in pensione!

Come dirgli addio?

Diciamoci la verità, il ciuccio oltre che essere tanto amato dai nostri bambini è adorato tantissimo anche da noi adulti, a volte usato come un vero tappo alla bocca quando i pianti del nostro cucciolo durano ormai da troppo tempo.

È un po’ come il pannolino, una grande comodità per mamma e papà ma una tragedia quando arriva il momento di toglierlo…

Perché i bambini lo amano tanto?

Beh, si tratta di una sostituzione del seno materno quindi diventa una consolazione, qualcosa che li rassicura in un momento di sconforto.

Però c’è da dire che quando iniziano a diventare un po’ grandicelli, il ciuccio si trasforma in un nemico e dobbiamo adottare qualsiasi strategia per salutarlo con serenità. Sembra facile eh ma non lo è affatto.

Qual è il momento giusto?

Potrebbe essere uno qualsiasi, questo dipende dal vostro bambino ma di sicuro è che non bisogna obbligarlo, piuttosto deve essere una decisione comune cosicché non ci siano traumi di nessun tipo.

Però ci sono alcune cose importanti da sapere:

Non togliamo il ciuccio se è in atto un altro cambiamento.

Se stiamo traslocando, se sta arrivando un fratellino oppure stiamo tentando di togliergli il pannolino, beh quello di sicuro non è il momento giusto per togliere il ciuccio.

È bene che il bambino affronti un solo cambiamento alla volta perché potrebbe essere destabilizzato da un cambiamento della routine che fino ad allora lo ha rassicurato.

Comunichiamo questa volontà anche a chi si occupa del vostro bambino quando voi non ci siete.

Se il bambino frequenta il nido allora parliamo con l’educatrice oppure con i nonni o la babysitter in modo che anche loro possano fare la loro parte in questo percorso.

E fino a qua ci siamo ma adesso arriva il bello…cosa bisogna fare concretamente per mandare il ciuccio in pensione?

Salutiamo il ciuccio con il bambino. Ad un certo punto il ciuccio si rompe e questa può essere l’occasione giusta per buttarlo via.

Ma non facciamolo da soli!

Facciamo vedere al bambino che è rotto e diciamogli che è arrivato il momento di salutarlo.

Buttiamolo insieme a lui nella spazzatura e ciao ciao.

Rendiamolo “poco appetitoso”.

Usiamo qualcosa di aspro, per esempio il limone così inizierà ad associare il ciuccio a qualcosa che non gli piace e non lo userà più.

La fatina del ciuccio.

Un classico: ormai si è grandi, allora arriva la fatina del ciuccio che va a portarlo ai bimbi più piccoli.

Ai bambini piace sentirsi grandi ed essere utili per i più piccini perciò questa storia spesso funziona.

Leggiamogli un libro.

I libri vengono sempre in nostro aiuto e anche su questo argomento ce ne sono tantissimi.

Leggiamogli (mille volte) la storia di un bambino che abbandona il ciuccio e inizierà a voler imitare il protagonista della storia.




Non mollare! Anche qui vale la regola “mai tornare indietro!”.

Se ti arrendi al primo pianto (anche se dura tre quarti d’ora) non ci riuscirai mai più. Bisogna essere irremovibili e come sempre avere tanta pazienza.

Importante: togliamo il ciuccio prima dei tre anni perché può provocare uno sviluppo sbagliato della dentatura e del palato oltre a problemi di linguaggio.

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